|
Si è conclusa la settima conferenza ministeriale della WTO. Come previsto alla vigilia, non c’è stata nessuna sorpresa. Lo statement finale scritto sotto la propria responsabilità dall’ambasciatore cileno Vélesco è una semplice sintesi delle discussioni emerse in questi due giorni. La conferenza doveva terminare ieri pomeriggio, ma la sua chiusura è stata anticipata alle 12.30 perché evidentemente non c’era più molto da dirsi. Nel testo si ribadisce l’accordo unanime di tutti i Paesi a concludere il Doha Round nel 2010, pur sottolineando che molto rimane da fare per sciogliere tutti i nodi emersi in questi anni. Si ribadisce l’importanza di mantenere la dimensione di sviluppo del Round e di non riaprire i testi del dicembre del 2008 su cui si sta negoziando. La questione però è che le divergenze si basano proprio su questi testi, in particolare l’agricoltura e i prodotti industriali.
Proprio ieri il ministro del commercio Sud Africano, Rob Davies, presente ad un seminario organizzato dal Third World Network proprio sull’accordo Nama (prodotti industriali) e i suoi impatti di sviluppo, ha dichiarato come la proposta attuale sia inaccettabile e come essa, a differenza dei prodotti agricoli, non includa in modo adeguato il punto di vista dei Paesi in via di sviluppo. Ritornando al discorso di chiusura della conferenza, che ricordiamo non era una sessione negoziale e non prevedeva una dichiarazione finale, i Paesi hanno riaffermato la necessità di affrontare in modo adeguato il proliferare di accordi regionali, senza però trovarsi d’accordo sulla questione di estendere le preferenze regionali a tutti i Paesi membri. Si è ribadito come l’accesso al mercato non sia sufficiente a garantire benefici per i Paesi in via di sviluppo (Pvs) e si è quindi ribadito l’importanza degli aiuti al commercio e degli altri programmi di assistenza commerciale come il Integrated Framework. Si è sottolineata l’importanza di aumentare la trasparenza e l’inclusività dell’organizzazione e di garantire che il sistema di risoluzione delle dispute sia più attento alle necessità. Rispetto alle crisi attuali, come quella alimentare, energetica e ambientale si ribadisce l’importanza del ruolo che può giocare la WTO. In particolare rispetto al cambiamento climatico si parla della necessità di evitare il “protezionismo verde”, permettendo il libero commercio di beni e servizi ambientali. Infine sono stati rinominati gli appalti pubblici e gli investimenti, usciti dall’agenda di Doha nel 2003, come temi su cui ritornare a discutere.
Insomma due paginette di conclusioni, un po’ di parole spese dal direttore della WTO che sembrava quasi dire: “vi ho sorpreso semplicemente non sorprendendovi” ed un teatrino comico tra Lamy e Vélasco. Quest’ultimo infatti si è visto regalare dal primo un martellino nuovo dello stesso tipo di quello utilizzato anche durante la sessione finale. Niente di più su una conferenza ministeriale che non riservava alcuna sorpresa e che anche sui temi di sviluppo ha mantenuto un profilo bassissimo. Prima dell’ingresso dei delegati, giornalisti e rappresentanti delle Ong nella grande sala del Convention Center per la sessione di chiusura, attivisti del network globale contro il libero commercio (OWINFS) hanno inscenato un funerale del Doha Round, con tanto di lapide, candele fiori e canti funebri.
Nonostante tutti i Paesi abbiano riaffermato gli obiettivi di sviluppo del Doha Round, le proposte sul tavolo non farebbero altro aumentare la disoccupazione, incrementare l’insicurezza finanziaria e alimentare e la de-regolamentazione dei servizi finanziari. La prossima conferenza ministeriale è stata fissata per il 2011. All’inizio dei lavori si parlava di una possibile riedizione nel Paese che ha dato i natali al Doha Round, il Qatar. È ormai evidente come sia necessario un cambiamento di paradigma nelle politiche commerciali. Negli Stati Uniti, ad esempio, organizzazioni non governative, sindacati, gruppi di consumatori organizzati sono riusciti, con il sostegno di oltre cento parlamentari, a portare nel Congresso una proposta legislativa che fissa principi e priorità nuovi per la politica commerciale statunitense (Trade Act). Essa infatti pone le persone e l’ambiente in cima alle priorità del commercio, chiedendo al revisione di molti accordi commerciali, incluso quelli della WTO e il famigerato NAFTA, precursore delle politiche commerciali di stampo neoliberista che hanno ispirato gli accordi negoziati e in via di negoziazione degli ultimi quindici anni.
Degno di nota è il comunicato stampa dello Special Rapporteur delle Nazioni Unite sul diritto al cibo, Oliver De Shutter. Esso infatti invita a realizzare una valutazione sulla coerenza tra gli attuali accordi commerciali e le politiche che i Paesi che soffrono di insicurezza alimentare stanno cercando di mettere in campo. Sempre De Shutter sostiene come la WTO non abbia valutato in modo adeguato quanto le regole della WTO impongano limiti allo spazio politico dei singoli Paesi per adottare quelle politiche necessarie a garantire la sicurezza alimentare ed il diritto al cibo. Sempre lo Special Rapporteur chiede una revisione sostanziale del programma di Doha per garantire che il sistema commerciale possa rispondere in modo efficace alle sfide di uno scenario post crisi alimentare globale. Infine De Shutter fa riferimento al fatto che nell’attuale mercato agroalimentare globale la maggior parte del valore aggiunto finisca nelle tasche dei distributori e dei trader e non dei produttori. “Le attuali proposte negoziali – conclude De Shutter – non sono in grado di cogliere questi nuovi scenari ed il sistema commerciale non è preparato a rispondere alle sfide presenti e future in materia di politiche agricole e sicurezza alimentare”.
|