Lamy: il commercio non c’entra niente con la crisi PDF Stampa E-mail


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Incontro sotto tono quello che il direttore generale della WTO ha tenuto presso il NGO center, alla presenza della società civile. Rispetto alla questione della partecipazione della società civile all’interno dei lavori, Lamy ha sottolineato come si tratti di una scelta operata dai Paesi membri alla quale il segretariato ha dato seguito. Il direttore della WTO ha ribadito l’assenza di una dichiarazione finale, sostituita da uno statement redatto sotto la responsabilità del presidente della conferenza ministeriale, l’ambasciatore cileno Andrés Velasco. “Ciò – ha affermato Lamy – non significa che non si discuterà del Doha Round e che a livello informale i Paesi non possano raggiungere dei risultati”.
Entrando nel merito delle questioni Lamy ha sottolineato che il commercio non c’entra niente con la crisi finanziaria ed economica ed anzi, essendone vittima, è importante mantenere aperti i mercati perché contribuiscano ad uscire dalla crisi nel più breve tempo possibile.

In realtà, in piena crisi finanziaria, tutti i leader mondiali hanno affermato la necessità di regolare maggiormente il settore finanziario. Parallelamente, il Doha round ha in agenda una ulteriore liberalizzazione e deregolamentazione dei servizi finanziari, all’interno del negoziato Gats, che priverà i governi di strumenti di politica economica in grado di prevenire le prossime crisi.
A questa obiezione il direttore generale della WTO ha affermato di guardare al caso canadese e americano: due Paesi fortemente integrati dal punto di vista economico e commerciale, ma che hanno reagito in modo differente alla crisi finanziaria.
Forse a Lamy andrebbe ricordato come siano proprio le regole ha permettere di rendere un Paese più o meno vulnerabile alle crisi economico-finanziarie.

Myriam Vander Stichele, del Center for Research on International Corporations (SOMO), ha affermato come la WTO contribuirà in modo determinante alla crisi finanziaria liberalizzando servizi finanziari tossici e permettendo alle banche di diventare ancora più grandi esulando il problema della loro regolamentazione.

Rispetto alla crisi economica, è ormai evidente come il commercio globale sia stato un canale privilegiato attraverso il quale la crisi si è espansa all’economia reale. La forte dipendenza dai mercati internazionali, sia in termini di esportazioni che importazioni, espone i Paesi all’instabilità dei mercati stessi. Ne è un esempio emblematico la crisi dei prezzi dei beni agricoli che ha spinto milioni di persone nella spirale della fame e della povertà proprio a causa di politiche economiche e commerciali che li ha resi dipendenti dall’importazione di prodotti agricoli e agroalimentari i cui prezzi, negli ultimi anni, ed in particolare nel biennio 2007-2008, sono andati alle stelle. Ma anche sulla questione agricola Lamy ha affermato come siano gli stessi Paesi del Sud a beneficiare di un taglio dei Sussidi nei Paesi sviluppati.
Il problema è che questi tagli non porteranno ad una effettiva riduzione dei sostegni distorsivi dei mercati agricoli, ma garantiranno un quadro legale per continuare a sostenere il grande agrobusiness a spese della piccola agricoltura nel Sud come nel Nord del mondo.